c'è una considerazione in particolare che mi salta alla mente quando mi soffermo a valutare il corso di informatica..ed è questa: che probabilmente non userò più molti degli strumenti che con questo corso ho scoperto e imparato ad usare..ma questo non significa che non sia stato importante per me conoscerli. daltronde funziona così no? di tutte le conoscenze che ci vengono fornite ne usiamo solo la minima parte. ed è giusto che sia così, fa parte della crescita fare delle scelte, in un certo senso. decidere di cosa servirsi e di cosa no.
in questo corso ho imparato e ho messo in "saccoccia", in valigia, un piccolo fagottino informatico. me lo porto dietro, anche se magari ultimamente non mi ci sono spesa più di tanto. ma il tempo, si sa, è quel che è..e preferisco dedicarlo a persone in carne ed ossa. già il rapporto con queste è abbastanza impegnativo, senza andare a investire energie in un mondo virtuale che, mi dispiace dirlo, ancora non è riuscito a convincermi del tutto; neanche durante il corso.
non mi piace fare discorsi melensi o attribuire meriti sconfinati alle persone, per cui sarò molto breve. prof lei ha intrapreso una strada nuova, attorno alla quale gravitano numerose dinamiche che riguardano il mondo dell'insegnamento e dell'apprendimento tutto, ma anche il modo in cui si sta evolvendo la comunicazione più in generale. continui su questa strada: le potenzialità sono tante, e i riscontri positiv che ho potuto verificare altrettanto numerosi. abbiamo una gran voglia di essere coinvolti, grandi energie e belle idee da proporre; ma non credo che questa sia ancora una "forma mentis" diffusa..proprio perchè sono sporadici i casi in cui c'è occasione di lasciarla esprimere (es. il corso di informatica nella giungla degli altri corsi frontali). nel senso: ancora è eccezione e non vero modo di essere e di fare. ma ogni seme porta il suo frutto, a suo tempo.
continui così prof! continui a dare tanti input positivi e propositivi ai giovani che incontra. ce n'è bisogno, pena l'atrofia mentale...buon lavoro!!
17 maggio 2008
30 aprile 2008
prima applicazione della terapia genica sull'UOMO
Secondo me siamo giunti ad una svolta epocale...
a breve (spero) un commento un po' più personale.
Terapia genica per la cura dell'amaurosi congenita di Leber
Sul New England Journal of Medicine sono stati pubblicati i risultati del primo intervento di terapia genica sull'uomo per curare l'amaurosi congenita di Leber, una grave forma di cecità ereditaria.
L'intervento ha avuto successo ed è il frutto di un lungo e complesso lavoro di un team internazionale che ha fatto capo al Children Hospital di Philadelphia e a Napoli, all'Istituto Telethon di Genetica e Medicina (Tigem) e al Dipartimento di Oftalmologia della Seconda Università degli Studi di Napoli.
L'amaurosi congenita di Leber è una forma di retinopatia di origine genetica e provoca cecità o gravissimi danni alla vista già nei primi mesi di vita.
Attualmente non esistono cure ma la terapia genetica potrebbe rivelarsi la giusta strategia per curare o almeno contrastare questa malattia.
Durante il trial clinico, i medici hanno iniettato nello spazio sottoretinico dell'occhio un vettore virale contenente una copia corretta del gene alterato che causa la malattia. Il gene sano, si è inserito stabilmente nella retina e ha prodotto la proteina mancante negli individui malati.I risultati sono stati molto positivi. Ad alcuni mesi di distanza dal trattamento, in tutti i pazienti si sono osservati miglioramenti significativi della funzionalità visiva: sono migliorate la risposta della retina alla luce, la capacità di eseguire dei test di mobilità e la percezione del campo visivo.
Inoltre il trattamento non ha causato effetti tossici. Hanno partecipato a questo primo trial clinico una ragazza di 19 anni di Pavia e due gemelli di 26 anni di Agrigento.
La parte italiana della ricerca (finanziata dalla fondazione Telethon) è stata coordinata da Alberto Auricchio, ricercatore del Tigem e professore associato dell'Università Federico II di Napoli. Sempre per il Tigem, hanno collaborato anche Enrico Maria Surace e Sandro Banfi, che si è occupato dello screening genetico dei pazienti idonei all'intervento.
La parte riguardante il reclutamento e il follow-up dei pazienti sono stati coordinati da Francesca Simonelli del Dipartimento di Oftalmologia della Seconda Università degli Studi di Napoli, mentre la sintesi del vettore virale e l'intervento chirurgico sono avvenuti al Children's Hospital di Philadelphia, sotto la supervisione di Jean Bennett.
Questi importanti risultati sono stati presentati a Roma da Alberto Auricchio e Francesca Simonelli, alla presenza di Andrea Ballabio (direttore del Tigem) e di Susanna Agnelli (presidente di Telethon).
Ora i ricercatori procederanno col testare l'assenza di tossicità anche a dosaggi più alti e su un numero maggiore di pazienti e valutando gli effetti a lungo termine.
La terapia genetica dimostra di essere efficace e destinata a migliorarsi sempre più e, con la recente scoperta di vettori in grado di trasferire nell'organismo geni di grandi dimensioni, si candida ad essere sfruttata anche per altre malattie causate dall'alterazione di geni di grandi dimensioni come la fibrosi cistica, la malattia di Stargardt, la distrofia muscolare di Duchenne e l'emofilia di tipo A.
Redazione MolecularLab.it (29/04/2008)
a breve (spero) un commento un po' più personale.
Terapia genica per la cura dell'amaurosi congenita di Leber
Sul New England Journal of Medicine sono stati pubblicati i risultati del primo intervento di terapia genica sull'uomo per curare l'amaurosi congenita di Leber, una grave forma di cecità ereditaria.
L'intervento ha avuto successo ed è il frutto di un lungo e complesso lavoro di un team internazionale che ha fatto capo al Children Hospital di Philadelphia e a Napoli, all'Istituto Telethon di Genetica e Medicina (Tigem) e al Dipartimento di Oftalmologia della Seconda Università degli Studi di Napoli.
L'amaurosi congenita di Leber è una forma di retinopatia di origine genetica e provoca cecità o gravissimi danni alla vista già nei primi mesi di vita.
Attualmente non esistono cure ma la terapia genetica potrebbe rivelarsi la giusta strategia per curare o almeno contrastare questa malattia.
Durante il trial clinico, i medici hanno iniettato nello spazio sottoretinico dell'occhio un vettore virale contenente una copia corretta del gene alterato che causa la malattia. Il gene sano, si è inserito stabilmente nella retina e ha prodotto la proteina mancante negli individui malati.I risultati sono stati molto positivi. Ad alcuni mesi di distanza dal trattamento, in tutti i pazienti si sono osservati miglioramenti significativi della funzionalità visiva: sono migliorate la risposta della retina alla luce, la capacità di eseguire dei test di mobilità e la percezione del campo visivo.
Inoltre il trattamento non ha causato effetti tossici. Hanno partecipato a questo primo trial clinico una ragazza di 19 anni di Pavia e due gemelli di 26 anni di Agrigento.
La parte italiana della ricerca (finanziata dalla fondazione Telethon) è stata coordinata da Alberto Auricchio, ricercatore del Tigem e professore associato dell'Università Federico II di Napoli. Sempre per il Tigem, hanno collaborato anche Enrico Maria Surace e Sandro Banfi, che si è occupato dello screening genetico dei pazienti idonei all'intervento.
La parte riguardante il reclutamento e il follow-up dei pazienti sono stati coordinati da Francesca Simonelli del Dipartimento di Oftalmologia della Seconda Università degli Studi di Napoli, mentre la sintesi del vettore virale e l'intervento chirurgico sono avvenuti al Children's Hospital di Philadelphia, sotto la supervisione di Jean Bennett.
Questi importanti risultati sono stati presentati a Roma da Alberto Auricchio e Francesca Simonelli, alla presenza di Andrea Ballabio (direttore del Tigem) e di Susanna Agnelli (presidente di Telethon).
Ora i ricercatori procederanno col testare l'assenza di tossicità anche a dosaggi più alti e su un numero maggiore di pazienti e valutando gli effetti a lungo termine.
La terapia genetica dimostra di essere efficace e destinata a migliorarsi sempre più e, con la recente scoperta di vettori in grado di trasferire nell'organismo geni di grandi dimensioni, si candida ad essere sfruttata anche per altre malattie causate dall'alterazione di geni di grandi dimensioni come la fibrosi cistica, la malattia di Stargardt, la distrofia muscolare di Duchenne e l'emofilia di tipo A.
Redazione MolecularLab.it (29/04/2008)
08 aprile 2008
I CARE
vuole 200 parole prof?
via..no, almeno in questa occasione no..
grazie per l'opportunità!
tante sensazioni su questa mattinata fuori dall'ordinario..
STUPORE - beh si..non ero pronta a qualcosa di innovativo, forse mi aspettavo la solita conferenza...e uscire dalla scontatezza è sempre qualcosa di bello, che dà energia! una boccata d'ossigeno ricevere la testimonianza di un'esperienza diversa, di come si possa integrare i nostri studi con qualcosa di più.
sentirmi CARICA - Non posso arrendermi a credere che questa facoltà mi indurrà a chiudere le ali e non volare più; ho troppa energia dentro perchè questo accada..ho fatto questa scelta non per imparare a riparare delle macchine, ma perchè sono convinta che l'uomo non sia una macchina e che la medicina possa insegnarmi tanto sull'uomo e sull'Umanità, sul valore della vita e su quello della morte. Stamattina tutto il mio entusiasmo ha fatto di nuovo capolino...mi ha parlato di strade da percorrere in modo nuovo, di stimoli da ricercare sempre, di interessi da coltivare. Ma...
ANSIA - quale la strada? in cosa devo spendermi? ho il bisogno di un obiettivo. Bisogno di combattere per qualcosa, della mia battaglia in cui spendere tutte le energie che sento di possedere.. mi hanno detto: vivi il tempo dell'attesa. Ma attendere è quanto di più difficile si possa chiedere ad una vita.
INCONTRO - al di là di tutto, come sempre, a tessere la trama sta l'incontro con le persone..che fa scoppiare il cuore da quanto è bello. difficile spiegare l'entusiasmo che sento a leggere qualcosa oltre i volti, ad intuire un frammento di vissuto...meravigliosi meccanismi della vita.
I CARE.
Cosa aggiungere a questo? Forse niente è necessario dire di più.
E' la mia regola e la mia necessità. La mia croce e la mia delizia.
Ma ne vado fiera.
via..no, almeno in questa occasione no..
grazie per l'opportunità!
tante sensazioni su questa mattinata fuori dall'ordinario..
STUPORE - beh si..non ero pronta a qualcosa di innovativo, forse mi aspettavo la solita conferenza...e uscire dalla scontatezza è sempre qualcosa di bello, che dà energia! una boccata d'ossigeno ricevere la testimonianza di un'esperienza diversa, di come si possa integrare i nostri studi con qualcosa di più.
sentirmi CARICA - Non posso arrendermi a credere che questa facoltà mi indurrà a chiudere le ali e non volare più; ho troppa energia dentro perchè questo accada..ho fatto questa scelta non per imparare a riparare delle macchine, ma perchè sono convinta che l'uomo non sia una macchina e che la medicina possa insegnarmi tanto sull'uomo e sull'Umanità, sul valore della vita e su quello della morte. Stamattina tutto il mio entusiasmo ha fatto di nuovo capolino...mi ha parlato di strade da percorrere in modo nuovo, di stimoli da ricercare sempre, di interessi da coltivare. Ma...
ANSIA - quale la strada? in cosa devo spendermi? ho il bisogno di un obiettivo. Bisogno di combattere per qualcosa, della mia battaglia in cui spendere tutte le energie che sento di possedere.. mi hanno detto: vivi il tempo dell'attesa. Ma attendere è quanto di più difficile si possa chiedere ad una vita.
INCONTRO - al di là di tutto, come sempre, a tessere la trama sta l'incontro con le persone..che fa scoppiare il cuore da quanto è bello. difficile spiegare l'entusiasmo che sento a leggere qualcosa oltre i volti, ad intuire un frammento di vissuto...meravigliosi meccanismi della vita.
I CARE.
Cosa aggiungere a questo? Forse niente è necessario dire di più.
E' la mia regola e la mia necessità. La mia croce e la mia delizia.
Ma ne vado fiera.
02 aprile 2008
contesto
non volendo nel mio precedente post ho già proposto una mia valutazione sulla complessità, che penso ben si adatti alla discussione sul "valore del contesto".
al liceo ho odiato la fisica, perchè me l'hanno insegnata come pura nozione.
la matematica tanto tanto, m'è piaciuta perchè andavo bene...anche se nessun professore è stato in grado di soddisfare i miei dubbi riguardo l'utilità dell'analisi matematica, lasciandomi in un limbo di divertimento privo di contesto..
lancio una proposta: perchè non mettiamo su una serie di video in cui si spiegano e si contestualizzano le formule della fisica, sulle orme di Lee leFever?
potrebbe essere interessante...a me sicuramente servirebbe per recuperare una parte perduta dello scibile umano ;)
al liceo ho odiato la fisica, perchè me l'hanno insegnata come pura nozione.
la matematica tanto tanto, m'è piaciuta perchè andavo bene...anche se nessun professore è stato in grado di soddisfare i miei dubbi riguardo l'utilità dell'analisi matematica, lasciandomi in un limbo di divertimento privo di contesto..
lancio una proposta: perchè non mettiamo su una serie di video in cui si spiegano e si contestualizzano le formule della fisica, sulle orme di Lee leFever?
potrebbe essere interessante...a me sicuramente servirebbe per recuperare una parte perduta dello scibile umano ;)
01 aprile 2008
complessità
Immaginatevi la vecchia aula di un dipartimento universitario, ma un'aula un po' particolare... un grande stanzone con tavoli di marmo grigio con bordo rialzato; alle pareti scaffali in legno con ante in vetro chiusi a chiave, armadi, attaccapanni, lavagne.
In realtà è un'aula speciale: ci si pratica(va?)no le dissezioni.
Sugli scaffali con le ante in vetro si vede ogni genere di organo o pezzo di corpo umano, all'occorrenza credo mummificato a dovere.
A noi studenti del XXI secolo non è concesso praticare dissezioni, ma i nostri professori hanno imparato qui.
Questa aula la usiamo per le esercitazioni di anatomia; ci lasciano qualche osso (vero) sui tavoli e noi ci giochiamo, li guardiamo e studiamo, ce li imprimiamo nella mente.
Ero ad una di queste esercitazioni; a tempo scaduto eravamo rimasti in pochi, e un gruppetto di sole donne temerarie (compresa me) accerchiava il prof e il suo portatile. Qualcuno chiede che genere di materiale si trova su internet, il prof risponde "tutto" e per dimostrarcelo, come al cinema, ci sfodera tutti i suoi video di dissezioni varie.
Pazzesco.
Non tanto lo schifo: l'impressione è relativa, per chi non ha timore di sangue, ossa, grasso.
Ma a livello morale ed umano è devastante.
Vedere un corpo, che qualche giorno prima era ancora una persona viva con una vita e una storia, ridotto a puro ammasso di carne, senza alcuna dignità.
Scoprirsi a fare questi pensieri...uomo sì - uomo no...dignità sì - dignità no.
Figlioli, è tosto, e anche parecchio. Questa facoltà è tosta, perchè vuole farti arrivare allo studio del microscopico e nel frattempo rischia di allontanarti dalla visione d'insieme.
Mi toccherà passare attraverso le dissezioni, attraverso i corpi morti ed esanimi, prima o poi.
Ma mi riprometto di non perderla mai, la visione d'insieme. La complessità come qualcosa di più che somma delle singole parti.
Il sentimento dell'umanità.
In realtà è un'aula speciale: ci si pratica(va?)no le dissezioni.
Sugli scaffali con le ante in vetro si vede ogni genere di organo o pezzo di corpo umano, all'occorrenza credo mummificato a dovere.
A noi studenti del XXI secolo non è concesso praticare dissezioni, ma i nostri professori hanno imparato qui.
Questa aula la usiamo per le esercitazioni di anatomia; ci lasciano qualche osso (vero) sui tavoli e noi ci giochiamo, li guardiamo e studiamo, ce li imprimiamo nella mente.
Ero ad una di queste esercitazioni; a tempo scaduto eravamo rimasti in pochi, e un gruppetto di sole donne temerarie (compresa me) accerchiava il prof e il suo portatile. Qualcuno chiede che genere di materiale si trova su internet, il prof risponde "tutto" e per dimostrarcelo, come al cinema, ci sfodera tutti i suoi video di dissezioni varie.
Pazzesco.
Non tanto lo schifo: l'impressione è relativa, per chi non ha timore di sangue, ossa, grasso.
Ma a livello morale ed umano è devastante.
Vedere un corpo, che qualche giorno prima era ancora una persona viva con una vita e una storia, ridotto a puro ammasso di carne, senza alcuna dignità.
Scoprirsi a fare questi pensieri...uomo sì - uomo no...dignità sì - dignità no.
Figlioli, è tosto, e anche parecchio. Questa facoltà è tosta, perchè vuole farti arrivare allo studio del microscopico e nel frattempo rischia di allontanarti dalla visione d'insieme.
Mi toccherà passare attraverso le dissezioni, attraverso i corpi morti ed esanimi, prima o poi.
Ma mi riprometto di non perderla mai, la visione d'insieme. La complessità come qualcosa di più che somma delle singole parti.
Il sentimento dell'umanità.
28 marzo 2008
playing PubMed...
1) La prima cosa che ho imparato da PubMed è che l’inglese lo dovrò sapere meglio dell’Ave Maria, come si suol dire...
Dopo l’entusiasmante (?) visione di video di dissezioni umane sul notebook del professore di anatomia, ho deciso di sentire l’opinione di PubMed in proposito...in italiano, alla voce “dissezione umana”, non compariva ALCUN articolo!!
2) Riavutami da questo trauma, mi sono applicata a giocare servendomi del mio modesto inglese, che ho scoperto assolutamente inadatto per la mancanza di terminologia scientifica..sigh..ma sul campo della ricerca siamo andati decisamente meglio: circa 66500 articoli in un colpo!
Troppi...
3) Ho tentato dunque con AND, OR, ( ), e compagnia...fallimento! “human dissection” e “human AND dissection” davano esattamente lo stesso risultato!!
4) Per niente abbattuta, mi sono domandata il fine della mia ricerca: cercavo materiale sulle regole da seguire per praticare una dissezione. Ho provato quindi ad aggiungere la parolina magica, in questo caso non “grazie” ma “rules” :) ...bel colpo! Articoli trovati 69!!!
5) Purtroppo non è finita qui...dando un’occhiata agli articoli, ho dedotto che niente in particolare faceva al caso mio: le parole cercate convivevano in quei testi per altri motivi...
Morale della favola: non è affatto scontato saper usare adeguatamente PubMed...!!!
201 parole
(Prof. io vorrei provare a inserire il testo nel suo documento! )
Dopo l’entusiasmante (?) visione di video di dissezioni umane sul notebook del professore di anatomia, ho deciso di sentire l’opinione di PubMed in proposito...in italiano, alla voce “dissezione umana”, non compariva ALCUN articolo!!
2) Riavutami da questo trauma, mi sono applicata a giocare servendomi del mio modesto inglese, che ho scoperto assolutamente inadatto per la mancanza di terminologia scientifica..sigh..ma sul campo della ricerca siamo andati decisamente meglio: circa 66500 articoli in un colpo!
Troppi...
3) Ho tentato dunque con AND, OR, ( ), e compagnia...fallimento! “human dissection” e “human AND dissection” davano esattamente lo stesso risultato!!
4) Per niente abbattuta, mi sono domandata il fine della mia ricerca: cercavo materiale sulle regole da seguire per praticare una dissezione. Ho provato quindi ad aggiungere la parolina magica, in questo caso non “grazie” ma “rules” :) ...bel colpo! Articoli trovati 69!!!
5) Purtroppo non è finita qui...dando un’occhiata agli articoli, ho dedotto che niente in particolare faceva al caso mio: le parole cercate convivevano in quei testi per altri motivi...
Morale della favola: non è affatto scontato saper usare adeguatamente PubMed...!!!
201 parole
(Prof. io vorrei provare a inserire il testo nel suo documento! )
21 marzo 2008
olimpiadi pechino
In seguito alle proteste dei monaci tibetani sfociate nel sangue e nella repressione, da molte parti si sono alzate voci che suggeriscono il boicottaggio delle olimpiadi di Pechino.
Vi propongo due interventi interessanti su questo argomento.
Il primo è di Filippo Fossati, presidente nazionale della Uisp.
Il secondo è di Daniele Masala, campione olimpionico di penthatlon moderno, nonché presidente Uisp Lazio.
Vi propongo due interventi interessanti su questo argomento.
Il primo è di Filippo Fossati, presidente nazionale della Uisp.
Il secondo è di Daniele Masala, campione olimpionico di penthatlon moderno, nonché presidente Uisp Lazio.
categoria
boicottaggio,
olimpiadi di pechino
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